Verybello. La verità, nient’altro che la verità.

baner_verybello_post

Davvero, non so da dove cominciare.
Senza quasi accorgermene, questa mattina mi sono svegliato e, come in una striscia di Zerocalcare, avevo vicino a me gli avatar di Abby Covert, Steve Krug e Jason Beaird.

Ripeto, non so proprio da dove cominciare.

Siccome mi sembra che, in un solo pomeriggio, su questo:

e quindi anche questo

sia già stato detto abbastanza, comincerò dalla fine.

Aggiungo solo che ho trovato molto divertente il fatto che sul sito della società che ha registrato il dominio di verybello.it, la LOLAETLABORA s.r.l di Roma, il progetto sia  presentato con ben più inglese che non su Verybello stesso.

Cosa non è (e soprattutto cosa non ha) Verybello? Partire da qui è più facile. Perché, come molti di voi, io cos’è veramente Verybello non l’ho ancora capito.

edit 31/01/2015:
per seguire la conversazione su #Verybello è nata anche una paginetta, verybrutto.it, che raccoglie, tra gli altri, gli articoli di Mantellini, Riccardo Luna e Giulia Blasi e a cui sarebbe da aggiungere il pezzo di Federico Chiesi su Wired (dove si parla di Open Culture Atlas, tra le altre cose).

Quello che è certo, almeno, è che non si tratta di un portale. L’intenzione è evidentemente quella di essere una vetrina espositiva per gli eventi. Bene(?).

Guardo il video di presentazione che non è né più né meno che un fac-simile di un powerpoint animato, il quale contiene tutta una serie di istruzioni for dummies su come navigare il sito. Ma, attenzione, attenzione a quant’è innovativo questo progetto, quanto è nuovo il modo di raccontare la cultura da parte di Verybello .

Un linguaggio immediato e visivo. Un nuovo modo di raccontare la nostra offerta culturale.

Un format innovativo di storytelling visivo.

Verybello è “powered byThe Mixxie , un format di publishing per i visual media costruito per essere anche uno strumento di microblogging e social networking.

E dovrebbe funzionare così. O così. Con i commenti abilitati, tanto per intenderci.

Sappiamo che la società che ha creato Verybello è dunque LOLAETLABORA S.R.L. di Roma. Il branding del marchio Verybello rimanda in tutto e per tutto all’agenzia LOLA. Tanto che il “power point” di presentazione, incorporato da Vimeo, non porta da nessuna parte il nome del Ministero dei Beni culturali ma proviene appunto dall’account vimeo di LOLA.

Organizzare

Ma quello che mi ha veramente colpito, a parte l’assenza di un vera e propria narrazione, checché ne dica Verybello di sé stesso, è l’architettura generale del sito.

La domanda, semplice ma non banale, è: cosa dovrei farci con Verybello?

Non c’è nulla che lo dica in modo esplicito. Da una prima navigazione capisco che è un aggregatore di eventi culturali. Non c’è un menu, pazienza, il progetto non lo richiede necessariamente.
Non c’è un pulsante per l’home page perché è chiaramente strutturato come un one page website.
Ecco il primo problema.
Se avessi anche la pazienza di scorrere l’infinita serie di eventi fino alla fine, elenco che da qui all’Expo è sicuramente destinato ad aumentare, scoprirei che non compare nessun pulsante “jump-to-top”.
Devo in pratica scorrere di nuovo fino all’inizio. Cosa che personalmente trovo abbastanza scomoda, navigando da smartphone.

verybello_mobile

Eccoci anche al primo Steve Krug:

steve_krug

Fammi vedere da dove partire.
E comunque, mi rimane sempre la fortissima tentazione di chiedere agli invisibili comunicatori dietro a Verybello: ma voi, chi siete?

Supponiamo poi che io non abbia voglia di scorrere fino alla fine dell’estenuante elenco di eventi.

Ecco il secondo Steve Krug:

steve_krug2

Nulla può battere una buona tagline!

Ma ammettiamo, per un momento, che io abbia avuto la pazienza di arrivare al footer per chiarirmi le idee e cercare qualche informazione in più.
Ecco, dov’è il footer? Non c’è.

The footer is often used to house additional information of website and can be considered one of the most significant locations on your website. Footer is of significant importance in today’s modern web world. It can be creatively crafted to display very important links, sitemap, social media icons, newsletter subscription, contact information and so on.
Since the web page footer generally builds up an extra, often separated color and design, many designers use the footer to be really creative work. We have accumulated some of the best and stunning examples of innovative footer designs.

Sem Jacobs

Tralascio il fatto che nel web design, già da tempo, si parla di expanded footer come di un tassello fondamentale di un sito web.

Tipo questo:

footer_kickstarter

Riguardando l’home page di Kickstarter mi è venuto poi in mente che anche il video di presentazione di Verybello, incorporato nel primo “mixxie” offerto al visitatore, poteva ugualmente essere usato come banner al posto dell’immagine satellitare dell’Italia.
Ma sarà che io non sono abbastanza ferrato nel  “nuovo modo di raccontare”.

Tirando le somme, sono a un punto in cui non so ancora bene cosa dovrei farci con Verybello. Soprattutto, non so chi devo ringraziare. Il Ministero? LOLAETLABORA srl? L’Expo?

Immagino di essere un visitatore straniero all’Expo: gli eventi che mi presenta il sito sono disseminati in tutta italia. Devo andarci? E’ un invito? Magari mi trovo proprio all’interno dell’immensa zona espositiva e, fatalità, ho pochi giorni da dedicare solo e soltanto all’Expo prima di rientrare nel mio paese (e in effetti è per visitare l’Expo che sono venuto in Italia). Non posso permettermi un viaggio fino a Cagliari o Palermo.
Ma so che sarebbe stato bellissimo, grazie a Verybello.
Credo che anche solo fermandosi a questo livello di analisi elementare e senza voler scendere troppo nello specifico (ma chi vuole può fare tutte le domande possibili nei commenti a questo post e, giuro, risponderò a ciascuna di esse con la massima cura ai dettagli), Verybello abbia già fatto scempio dei più basilari suggerimenti dell’architettura dell’informazione.

Ecco il primo Abby Covert:

abby_covert_ia

Se vogliamo poi parlare di scopo (qual’è lo scopo di tutto questo? Auto-rappresentazione? Promozione? Vetrina?), ecco il secondo Abby Covert:

To choose a good structure for what you are making, you need to find a [structure configuration] that:

  • Make sense to your users
  • Reflects your intent
  • Helps you to reach your goals

Abby Covert, How to Make Sense of Any Mess, 2014, p. 125.

Lo scorso 28 settembre mi trovavo a Bruges. Avevo bisogno di indicazioni veloci e sono andato immediatamente a consultare il portale turistico della città di Bruges.

bruge_wesite

Per la cronaca, anche bezoekers.brugge.be è “ottimizzato per browser di ultima generazione” come specifica narcisisticamente Verybello nel footer mancante (l’unico posto dove tra l’altro compare, piccolissimo e sgranatissimo – alla faccia dell’ottimizzazione per schermi retina – il logo del Mibact). Solo che sul portale di Bruges questa cosa non c’è scritta.

E’ dato per scontato che un sito debba essere ottimizzato in questo modo. Non è certo su quello che il portale vuole costruire la propria autorità e credibilità. Insomma, avevo bisogno della lingua inglese perché il fiammingo non lo conosco e cosa trovo subito vicino al logo (che è cliccabile e riporta, quello sì, all’home page)?
Trovo un’area cliccabile e finger-friendly che mi permette di scegliere al volo tra altre quattro lingue, oltre al fiammingo, quella con cui voglio navigare.
Non so se Verybello avrà mai una traduzione in 4 lingue, immagino di sì. Il video di LOLA dice di sì. Coming soon dice, seguito da diverse bandiere.
Spero che qualcuno gli suggerisca un trucchetto come il portale di Bruges, sembra funzionare bene.

Colore.

Alla prima visita su Verybello sono stato aggredito da parecchio viola. Non perdo tanto tempo a parlare della psicologia dei colori perché è una cosa lunga e complessa, però ci aiuta il terzo avatar di cui parlavo al’inizio di questo post: Jason Beaird (e in realtà un po’ anche James George, co-autore del libro citato qui sotto).

Purple: according to Patrick McNeil author of “Teh Web designer Idea Book“, purple is one of the least-used colors in web design. He explains that finding good examples of website designs featuring purple was so hard that he almost had to cut the section from his book.

Jason Beaird, James George, The principle of beautiful web design (third edition), third edition, Sitepoint, 2014, p. 57.

Parlatene bene, parlatene male, purché ne parliate.

Da tutta questa storia si può trarre, forse, la solita chiusa: viviamo in un paese in cui le scelte istituzionali sono quasi sempre insindacabili. Di qualsiasi natura esse siano.
Poco importa che nessun dirigente pubblico si prenda la briga di istituire una piccola commissione esterna di esperti del settore (design e sviluppo web in questo caso, ma vale per tutto) per giudicare lo stato dei lavori. Si appalta, si stipula un contratto e si pubblica il lavoro finale. In fretta possibilmente (vedi simili scivoloni come il lancio, nel 2013, del Progetto InVitro), quando mediamente una campagna su Kickstarter viene programmata nei minimi dettagli (comunicazione compresa) per almeno un anno prima di essere lanciata.

Mi prendo il lusso di una piccola digressione per fare un esempio.
Prendi il caso di Veneto.to, il portale turistico lanciato nel 2006 dalla Regione del Veneto e che nel 2010 era stato oggetto di un “sostanziale rinnovamento” con tanto di entusiasmo mediatico da parte della Regione per lo switch-off. Se non sai nulla della vicenda veneto.to, leggi qui:

Dopo la gaffe della registrazione di un dominio alle Isole Tonga (.to), veneto.to è diventato ora veneto.eu e reindirezzerà anche visitveneto.info e viviveneto.it, altri due portali di cui nessun turista, immagino, ha mai sentito parlare durante il suo soggiorno in Italia, figurarsi farci una capatina per una visita durante le sue vacanze in Veneto.
Comunque stiamo tranquilli. Perché l’assessore regionale al Turismo, Marino Finozzi, ha risposto all’accusa di flop del vecchio sito dicendo:

[Il nuovo sito] è solo promozionale, dunque non si può confrontare con portali commerciali che offrono anche acquisti e prenotazioni, ma solo con piattaforme pensate con la medesima funzione.

Qualunque cosa voglia dire.

Scendendo più in basso nella gerarchia istituzionale, molto più in basso, accenno a un piccolo passaggio della mia vita personale in cui mi sono permesso di offrire una collaborazione gratuita e del tutto disinteressata allo sviluppo del design del portale regionale veneto per le biblioteche chiamato Binp. Perché mi piaceva l’idea di un progetto collaborativo che prendesse in considerazione anche altre istanze oltre alle solite strettamente catalografiche o incentrate solamente sulla ricerca nell’opac (non certo sull’usabilità degli stessi).
Dopo 5 mesi di silenzio mi arriva il link del sito già nella fase finale dello sviluppo e una nota entusiastica che dice: ora finalmente puoi vedere il portale completato, facci sapere le tue impressioni.
Ma, chiedo, si può cambiare qualcosa a questo stadio dello sviluppo?
No, certo, mi sento rispondere. Però segnala tutto quello che puoi che magari più avanti…
Ecco.

Per farsi un’idea di come è andata basta spenderci cinque minuti (per la cronaca, le impressioni le ho fatte sapere comunque, con dovizia di dettagli tecnici, alla fine, ma contrariamente a veneto.to nessuno poteva più stanziare fondi per un restyling a quel punto, nonostante molti fossero comunque convinti che di un restyling c’era assolutamente bisogno, dopo le scelte operate da un gruppo di persone certamente molto valide nello specifico della loro professione, ma purtroppo a digiuno degli elementi strutturali necessari a costruire un catalogo forte nell’usabilità e nel design. Ed era appena stato inaugurato).

Forse, alla luce di tutto questo, il serio problema di Verybello sta proprio in questo incorreggibile bug che tormenta spietatamente progetti e progettualità delle nostre istituzioni.

Per finire.

E già stato detto molto su Verybello, in bene e in male, con parole giuste e con parole di odio e strafottenze varie forse un po’ gratuite, perché magari poco contestualizzate (quindi abbastanza inutili).
Su una cosa, però, sono d’accordo: questa non è comunicazione. Punto.
Ma per saperlo era già sufficiente consultare la pagina del bilancio sociale di Formez PA (il centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento delle P.A) dedicata all’account Twitter del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.
In fondo alla pagina c’è il link al profilo (che non è un sito, caro Formez) e il link è questo:

mi_nac

Non quello corretto, cioè questo.

Un piccolo typo, per carità, ma che forse vuol dire tante cose.

Ieri sera, alla fine, leggo questa entusiastica dichiarazione spontanea del Ministro Franceschini:

e immediatamente penso alle parole di Sem Jacobs che ho letto appena due giorni fa:

Good customer experience is more about delivering rather than talking about it.

Chi siano i clienti del caso, i veri destinatari di Verybello, non lo so ancora. Evidentemente non sono così esperto di questo “nuovo modo di raccontare” come lo sono invece a LOLAETLABORA s.r.l.

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