What Does Your Library Stand For? Advice From Ann Handley

Parlando di marketing e biblioteche.
Se chiedi a Ann Handley (una veterana della gestione dei contenuti digitali, della narrazione e della comunicazione d’impresa) cose come:

I think in some ways libraries take their evangelists for granted. How do you go about taking library cardholders on a journey through storytelling that leads them beyond that generic “I love the library” feeling?

Non può che uscirne una conversazione interessante.
Content rules è stata una lettura piacevolissima. Cercherò di leggere anche Everybody writes (in realtà l’ho appena ordinato).
Ma, soprattutto, mi piace molto quando, in maniera molto semplice, si affronta il problema dell’importanza di creare una cultura dei contenuti. Che è una cosa che mi interessa moltissimo e su cui sto cercando di ordinare un po’ di pensieri sparsi negli anni.
Non lo so se ci riuscirò, di sicuro questo memo-post proverà a ricordarmelo.

Super Library Marketing! Great marketing ideas for libraries everywhere.

I worked in a local television newsroom for 20 years. Broadcast TV schools tend to churn out formulaic writers; who, what, where, when, why, don’t bury your lead, put the important stuff in the first few sentences, pepper your story with natural sound breaks, no sounds bites over 20 seconds, done! Next!

When I jumped to Marketing, I spent the first year trying to get my sea legs. It took a long time to learn the process, the lingo, the organizational structure, and the institutional history of the library. It was dizzyingly busy and exciting. But about three-quarters of the way through that first year, I realized I had a weird ache that I couldn’t soothe. What the heck was bothering me, I wondered?

I’d stopped writing. I missed it. I longed for it.

Lucky for me, I came into marketing during a time when good writing is viewed as a…

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What Does Your Library Stand For? Advice From Ann Handley

Biblioigloo, biblioteca pubblica finanziata dal privato

Un bell’esempio di sinergia pubblico-privato. Quando si parla di co-working e embedded librarians, credo che si parli anche di cose come questa.

Tropico del Libro, 7 gennaio 2015.

[…] Biblioigloo ha anche un’altra peculiarità: è frutto di un accordo pubblico-privato tra la Biblioteca Intercomunale Altopiano Paganella Brenta e la Società Valle Bianca Spa, una delle due società che si occupano degli impianti di risalita e dei servizi al pubblico di quella parte di montagna..

[…]

CHE TIPO DI ACCORDO INTERCORRE TRA LA BIBLIOTECA E VALLE BIANCA SPA?

Innanzitutto è da sottolineare come la Società abbia voluto puntare su un’idea di intrattenimento culturale quando avrebbe benissimo potuto indirizzarsi verso strade più facili, banali, appetibili, usa e getta. Questa visione condivisa è alla base del nostro accordo quale tema fondativo da cui poi consegue tutto il resto.

L’accordo prevede che tutti i costi vivi dell’operazione (strutture, arredi, personale, riscaldamento) siano a carico della Società, e la cifra complessiva ammonta ad alcune decine di migliaia di euro. Noi mettiamo a disposizione una parte del nostro patrimonio librario per allestire la biblioteca, abbiamo formato il personale che la gestisce, mettiamo a disposizione il software per il prestito e le ricerche, l’accesso alla piattaforma digitale MLOL e ci occupiamo della strategia di comunicazione e di branding, sia per quanto riguarda i materiali a stampa che il web. Abbiamo concordato che saremo noi i “custodi” del controllo di qualità di erogazione del servizio. Il Biblioigloo funziona come un qualsiasi punto di lettura delle nostre biblioteche. È collegato al Catalogo Bibliografico Trentino per la ricerca e la richiesta dei libri in prestito interbibliotecario. La biblioteca dunque mette a disposizione il proprio “capitale documentario e di competenze”, il privato si assume ogni altro tipo di onere, compresa la garanzia di custodia dei documenti e l’eventuale rimborso in caso di furti, smarrimenti o deterioramento.

Qui l’articolo completo: Biblioigloo, biblioteca pubblica finanziata dal privato.

Merita una lettura.

Biblioigloo, biblioteca pubblica finanziata dal privato

“La biblioteca diventa social” di Cristina Bambini e Tatiana Wakefield (Editrice Bibliografica, 2014)

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Ho finito di leggere “La biblioteca diventa social” di Cristina Bambini e Tatiana Wakefield (Editrice Bibliografica, 2014).

Lo dico subito: bello, mi è piaciuto.
Il libro non è soltanto un mix riuscito di teoria e suggerimenti pratici ma uno di quei testi che segnano anche un confine.
Premessa necessaria: lo dicono le stesse autrici che non hai per le mani un libro tecnico o esaustivo (anche perché parlare di esaustività per i social media non è certamente opportuno, p. 8).

Cosa significa? Che hai per le mani esattamente quello che vogliono offrirti: un punto di partenza. E, se guardi bene, nel tuo lavoro sei periodicamente e ciclicamente davanti a un nuovo punto di partenza.
Per questo dico che La biblioteca diventa social segna un confine. Siamo arrivati qui, (ri)partiamo da qui. Sembra una banalizzazione, ma sotto brulicano complessità non da poco.

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“La biblioteca diventa social” di Cristina Bambini e Tatiana Wakefield (Editrice Bibliografica, 2014)

Biblioteche, metadati e social media marketing. Riflessioni a margine del convegno delle Stelline 2014

Social network graphs combined with metadata are essentially inference engines.

Andy Green, 12 giugno 2013

I social media e il web non sono mai stati gratis, non per noi almeno, non per chi gestisce la presenza sul web di un’istituzione come la biblioteca.
Lo ha spiegato bene Johannes Neuer nel suo intervento al convegno delle Stelline 2014.

Social media has never been a free medium even though networks and some tools don’t cost anything 1.

La questione è complessa, senza dubbio. Innanzitutto c’è una bella differenza tra social media e social media marketing.
E c’è una bella differenza tra l’uso che un singolo individuo può fare, privatamente, dei social media e l’uso che può (e dovrebbe) farne una biblioteca o un’istituzione pubblica in generale.

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Biblioteche, metadati e social media marketing. Riflessioni a margine del convegno delle Stelline 2014

Bibliotecari, architetti dell’informazione

L’ultimo numero del quadrimestrale Problemi dell’informazione (Il Mulino, 2013), è completamente dedicato all’Architettura dell’Informazione.

Perché questa disciplina dovrebbe interessare i bibliotecari?

In un certo senso, la risposta è implicita nella semplice definizione di Wikipedia:

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Bibliotecari, architetti dell’informazione

Gaming the system. Due parole sul convegno di #VenetoLettura

A oramai due settimane di distanza dal convegno “Nuove biblioteche per nuovi lettori“, organizzato a Treviso da Veneto Lettura, potrebbe essere tardi, oramai, per spendere due parole su quello che tutto sommato è stato un caso più unico che raro, in questa regione, di incontro e confronto al di fuori dei normali corsi di aggiornamento (un’unica pecca: purtroppo la mancanza di un’adeguata copertura wifi in sala e un misterioso campo di forza anti 3G non hanno aiutato ad amplificare #venetolettura su Twitter, come alcuni di noi avrebbero voluto. Pazienza, niente storify per questa volta).

Il fatto è che, tra le ben poche cose prodotte in rete in seguito a quella giornata, la scorsa settimana ho letto l’articolo sul convegno pubblicato su Memoria Digitale (@memoriadigitale).

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Gaming the system. Due parole sul convegno di #VenetoLettura

Teorie e pratiche dei social network per bibliotecari? No, ecosistema dei #socialmedia.

Questo articolo riprende il discorso su biblioteche e social media iniziato qui. In qualche modo devo a una frase de L’Anti-Edipo di Deleuze-Guattari la scintilla per tutte le riflessioni che seguono:

Parole di verità, tecnologia del potere, macchina desiderante. Ecco la triplice funzione delle formazioni discorsive

Non c’è alcuna relazione diretta con il contenuto dell’articolo, di ben altra natura, quindi non aspettatevi alcuna deriva filosofica o speculativa. Parlo di cambi di prospettiva e della necessità di ridiscutere la didattica dei social media. Parlo dell’inutilità di continuare a farlo nel mondo delle biblioteche in modo asettico e autoreferenziale, senza aprire le porte agli input esterni alla professione.
Comunque, per quanto possa sembrare assurdo, tutto questo lo devo davvero alla frase citata, grazie forse a qualche oscura analogia inconscia che ignoro. Giudicate voi, oramai quel che è fatto è fatto.

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Teorie e pratiche dei social network per bibliotecari? No, ecosistema dei #socialmedia.