“La biblioteca diventa social” di Cristina Bambini e Tatiana Wakefield (Editrice Bibliografica, 2014)

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Ho finito di leggere “La biblioteca diventa social” di Cristina Bambini e Tatiana Wakefield (Editrice Bibliografica, 2014).

Lo dico subito: bello, mi è piaciuto.
Il libro non è soltanto un mix riuscito di teoria e suggerimenti pratici ma uno di quei testi che segnano anche un confine.
Premessa necessaria: lo dicono le stesse autrici che non hai per le mani un libro tecnico o esaustivo (anche perché parlare di esaustività per i social media non è certamente opportuno, p. 8).

Cosa significa? Che hai per le mani esattamente quello che vogliono offrirti: un punto di partenza. E, se guardi bene, nel tuo lavoro sei periodicamente e ciclicamente davanti a un nuovo punto di partenza.
Per questo dico che La biblioteca diventa social segna un confine. Siamo arrivati qui, (ri)partiamo da qui. Sembra una banalizzazione, ma sotto brulicano complessità non da poco.

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“La biblioteca diventa social” di Cristina Bambini e Tatiana Wakefield (Editrice Bibliografica, 2014)

#Socialmedia: tre letture per una cultura della rete

I see a bigger social issue at work with digital literacy.

I believe that learning to live mindfully in cyber culture is as important to us as a civilization, as it is vitals to you an me as individuals.

Howard Rheingold, Net Smart: how to thrive online, The MIT Press, 2012.

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere alcune interessanti dichiarazioni del Censis a proposito dell’undicesimo Rapporto Censis-Ucsi sulla Comunicazione, presentato recentemente a Roma. Il Censis non è andato tanto per il sottile e ha parlato di “una vera e propria evoluzione della specie” a proposito degli italiani e del loro rapporto con la tecnologia, con il web e con i social media (63,5% della popolazione connessa, con i giovani al 90,4%).
Nell’entusiasmo generale non sono mancate dichiarazioni del tipo:

assistiamo a un ulteriore salto di qualità nel rapporto degli italiani con i media

stiamo finalmente entrando anche noi nell’era biomediatica, un’era in cui diventano centrali la trascrizione virtuale e la condivisione telematica delle biografie personali attraverso i social network

Mi auguro che per i bibliotecari e in generale gli entusiasti dell’ultima ora non sia certo questa la molla per il salto nel social web, nella cultura dei media digitali e nei nuovi framework delle conversazioni online.
Le perplessità non sono poche: il “salto di qualità” di cui si parla è davvero tale o semplicemente si tratta di un aumento quantitativo delle connessioni? E, nel caso, l’aumento delle ore di connessione e degli accessi alle piattaforme sociali in rete, per quanto con buone percentuali di ricerche di informazioni su aziende, prodotti e servizi, si può definire davvero un “salto di qualità”?

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#Socialmedia: tre letture per una cultura della rete