#Convegnostelline 2016 (o anche #stelline16 o #bibliostar oppure…)

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Mercoledì 16 marzo alle 23.11 ho lanciato un twitter mining con gli hashtag #convegnostelline, #stelline16 e #bibliostar (tanto per essere precisi, con la condizione logica “o”, non “e”). Ho terminato lo script venerdì 18 marzo alle 22.37.

I grafici finali di questo lavoro sono:

Per tutto il resto, mi spiego meglio.

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#Convegnostelline 2016 (o anche #stelline16 o #bibliostar oppure…)

Facebook, l’engagement silenzioso e quello che gli insights non dicono

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Durante una recente analisi “trimestrale” (in gergo un “trimestrale” tout court) per una pagina Facebook, mi erano saltati all’occhio alcuni dettagli interessanti tanto che, finito il tutto, mi ero ripromesso di riprendere in mano i dati per esplorare meglio alcuni aspetti di quel mondo oscuro che chiamiamo “fan silenziosi”.

Il problema: una serie di post non sponsorizzati e non facenti parte di nessuna campagna di advertising (ma frutto comunque di un piano strategico del contenuto) risultavano accomunati da basse visualizzazioni, bassa copertura e un ancora più basso coinvolgimento.

In genere sono cose che saltano subito all’occhio (lavorando con API e dati grezzi, chiaro, non certo grazie agli insights di Facebook che, per quanto tentino di visualizzare il coinvolgimento medio per tipi di post, per come aggregano e visualizzano i dati è abbastanza ovvio che non servono a un granché), però la soluzione più economica è spesso quella di dire: “ok, non perdiamo tempo, via questi tipi di post dal calendario e non ci pensiamo più”.

Però.

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Facebook, l’engagement silenzioso e quello che gli insights non dicono

Quando i nodi del social media marketing vengono al pettine

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(immagine tratta da geek & poke, alcuni diritti riservati)

Omg, omg, look at how much data is there and is that not amazing, let us spend 18 months on implementation, and gets to what it really takes to shift from data puking to recommending business actions based on data.

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Ricordo che circa un paio di anni fa ero rimasto molto colpito da un’analisi di Infochimps dove si diceva che, nonostante appena il 6% delle aziende non avesse i big data nella lista delle loro priorità, il 55% dei progetti basati sui big data non veniva di fatto portato a termine. Probabile che a distanza di 2 anni le cose siano cambiate. Non lo so con esattezza perché non ho per le mani rilevazioni aggiornate. Quello che mi interessava e mi interessa ancora di quella analisi erano però le ragioni del fallimento di più della metà dei progetti: propositi imprecisi, limiti tecnici, dati blindati e assenza di cooperazione.

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Quando i nodi del social media marketing vengono al pettine

What Does Your Library Stand For? Advice From Ann Handley

Parlando di marketing e biblioteche.
Se chiedi a Ann Handley (una veterana della gestione dei contenuti digitali, della narrazione e della comunicazione d’impresa) cose come:

I think in some ways libraries take their evangelists for granted. How do you go about taking library cardholders on a journey through storytelling that leads them beyond that generic “I love the library” feeling?

Non può che uscirne una conversazione interessante.
Content rules è stata una lettura piacevolissima. Cercherò di leggere anche Everybody writes (in realtà l’ho appena ordinato).
Ma, soprattutto, mi piace molto quando, in maniera molto semplice, si affronta il problema dell’importanza di creare una cultura dei contenuti. Che è una cosa che mi interessa moltissimo e su cui sto cercando di ordinare un po’ di pensieri sparsi negli anni.
Non lo so se ci riuscirò, di sicuro questo memo-post proverà a ricordarmelo.

Super Library Marketing! Great ideas to promote libraries everywhere.

I worked in a local television newsroom for 20 years. Broadcast TV schools tend to churn out formulaic writers; who, what, where, when, why, don’t bury your lead, put the important stuff in the first few sentences, pepper your story with natural sound breaks, no sounds bites over 20 seconds, done! Next!

When I jumped to Marketing, I spent the first year trying to get my sea legs. It took a long time to learn the process, the lingo, the organizational structure, and the institutional history of the library. It was dizzyingly busy and exciting. But about three-quarters of the way through that first year, I realized I had a weird ache that I couldn’t soothe. What the heck was bothering me, I wondered?

I’d stopped writing. I missed it. I longed for it.

Lucky for me, I came into marketing during a time when good writing is viewed as a…

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What Does Your Library Stand For? Advice From Ann Handley

Software capaci di renderci un po’ più liberi

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Il Web ricrea il mondo in un’immagine — la nostra — emergente e collettiva. [#32]

Andrea Zanni ha scritto un pezzo molto bello su Che Futuro, che suona come un accorato (e necessario) appello a continuare a leggere e discutere le tesi del secondo manifesto Cluetrain di David Weinberger e Doc Searls (tradotte nella nostra versione italiana il 12 gennaio scorso).

Le nuove tesi partono proprio da questo punto: ciò che è nostro, chi siamo noi, che cos’è Internet e perché deve restare com’è. Libero, aperto, senza scopo.twittalo

Si accenna anche alle app, sulle quali tendiamo a spendere parole sempre molto entusiastiche e spesso molto poco critiche. Poi capita di leggere notizie come questa e di pensare che forse molti iniziano a vederci più chiaro: Il personal computer torna a crescere. +13% nel 2014, per il tablet è crisi.

Che senso può avere cercare di arginare il controllo con altro controllo (installare app per difendersi dal tracking delle compagnie telefoniche), quando un semplice computer ci rende già liberi?

Loop in libertà

Con l’occasione del post su CheFuturo, è stato svelato anche un piccolo divertissement: il listicle delle Nuove tesi (grazie Enrico per aver lanciato l’idea).

Merito del codice sorgente liberamente riutilizzabile di Dave Winer. C’è anche lo zampino di Weinberger, che ha incoraggiato un po’ tutti a farne una propria versione dalle pagine del suo blog. Qui l’originale, per chi vuole divertirsi a fare un confronto.

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Software capaci di renderci un po’ più liberi

Verybello. La verità, nient’altro che la verità.

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Davvero, non so da dove cominciare.
Senza quasi accorgermene, questa mattina mi sono svegliato e, come in una striscia di Zerocalcare, avevo vicino a me gli avatar di Abby Covert, Steve Krug e Jason Beaird.

Ripeto, non so proprio da dove cominciare.

Siccome mi sembra che, in un solo pomeriggio, su questo:

e quindi anche questo

sia già stato detto abbastanza, comincerò dalla fine.

Aggiungo solo che ho trovato molto divertente il fatto che sul sito della società che ha registrato il dominio di verybello.it, la LOLAETLABORA s.r.l di Roma, il progetto sia  presentato con ben più inglese che non su Verybello stesso.

Cosa non è (e soprattutto cosa non ha) Verybello? Partire da qui è più facile. Perché, come molti di voi, io cos’è veramente Verybello non l’ho ancora capito.

edit 31/01/2015:
per seguire la conversazione su #Verybello è nata anche una paginetta, verybrutto.it, che raccoglie, tra gli altri, gli articoli di Mantellini, Riccardo Luna e Giulia Blasi e a cui sarebbe da aggiungere il pezzo di Federico Chiesi su Wired (dove si parla di Open Culture Atlas, tra le altre cose).

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Verybello. La verità, nient’altro che la verità.

Nuove tesi

Nuove Tesi

Metti tre matti a collaborare su github, gitbook e Medium e ti salta fuori una cosa come questa. Leggete, scaricate, commentate (su Medium però, se potete).

Questo blog non esiste

Nuove tesi è il testo tradotto di New Clues, versione aggiornata delle tesi di Doc Searls e David Weinberger, che 16 anni fa andava sotto il nome di Cluetrain Manifesto.
L’abbiamo messo su Medium (io, Marco ed Enrico) perchè possiate discutere direttamente là, tesi per tesi.
C’è anche l’ebook (pure su MLOL).

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Nuove tesi